Il piccolo Principe
fiaba cabarettistica
Otma Edizioni

 

 

 

Presto sarà possibile scaricare
alcuni miei brani e video musicali.

Prefazione

Nella prefazione di un libro, di solito si possono trovare i ringraziamenti a chi ha dato un contributo alla stesura ed alla pubblicazione dell’opera.
Io, invece di ringraziare, sento il dovere di presentare le mie scuse.
Mi scuso, innanzi tutto, con chi, in questo libercolo, creda di trovare una nuova versione del “Piccolo principe” di Saint Excupery: la trama, non ha infatti nulla a che vedere con il capolavoro dello scrittore francese. Anzi, non c’è nessuna trama....è soltanto un susseguirsi delle impressioni, in me suscitate dalla lettura de “il piccolo principe”.,.
Mi scuso anche con il grandissimo Georges Brassens, un artista, un poeta, un maestro di vita , l’autore del “La mauvaise herbe” da me tradotta ne “L’ortica”, augurandomi di non aver rovinato la sua stupenda canzone.
Mi scuso anche con chi mi ha visto rappresentare in teatro questa fiaba cabarettistica, rendendomi conto che le mie capacità di interprete sono quelle che sono, e spero che la voglia di comunicare agli altri le mie sensazioni, l’intensità con la quale sento questa mia “opera”, possa aver in parte mitigato le mie manchevolezze tecniche.
Non mi scuso invece con Saint Excupery: non mi scuso perchè quello che considero insieme a Pirandello il maggior scrittore italiano del ‘900, vale a dire Giovanni Guareschi, a proposito del Cristo di Don Camillo ha scritto ”...se i preti si sentono offesi per via di Don Camillo, padronissimi di rompermi un candelotto in testa; se i comunisti si sentono offesi per via di Peppone, padronissimi di rompermi una stanga sulla schiena. Ma se qualcun altro si sente offeso per via dei discorsi del Cristo, niente da fare; perche’ chi parla nelle mie storie, non e’ il Cristo, ma il mio Cristo: cioe’, la voce della mia coscienza. Roba mia personale, affari interni miei. Quindi: ognuno per se’ e Dio per tutti”.
E il piccolo principe di cui parlo, è il “mio” piccolo principe: è l’uomo-tutti gli uomini- che nasce ingenuo, puro, dotato di intuizione e di fantasia, un essere che come una spugna assorbe tutto dal mondo che lo circonda, ma che lo interpreta a modo suo, che lo vive alla sua maniera....di qui la capacità di disegnare cose totalmente differenti dai modelli reali. Ma il piccolo principe, vivendo in contatto col mondo, ne viene modificato (noi diciamo che “matura”), acquisisce dei corto circuiti mentali che gli impongono di vedere le cose in un unico modo, quello che gli altri gli hanno insegnato a vedere. Ma questa capacità, non è morta, è solo sopita, nascosta, oppressa dalla quotidiana esperienza, ma sempre pronta a rinascere- basta un ricordo, una frase e può ritornare, sia pur per poco, a farci rivivere in un mondo dove la fantasia è la sola realtà.
Se volete, per me il Piccolo Principe di Saint Excupery è il fanciullino della poetica del Pascoli, il bambino creativo dell’analisi transazionale di Berne che ho sempre cercato di mantenere vivo in me, anche nella praticità di tutti i giorni.
Non so se è quello che S.Excupery voleva trasmetterci: so che è quello che ho capito io, so che queste sono le emozioni che la sua lettura ha in me suscitato.
E se leggendo questo scritto o ascoltandone il CD riesco a suscitare in voi una qualche emozione, anche diversa da quelle che vorrei io..... grazie!

Milano, 9 maggio 2007


info@riccardorossi.biz
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Presentazione a cura di
Roberto Brivio

Dopo alcuni inconvenienti di spedizione via e-mail, forse bisognerebbe dire emailizzazione o spedymail… meglio invio, sono riuscito a leggere questo famoso Piccolo Principe. Confesso che, abituato alle riduzioni cabarettistiche di testi, avevo pensato a una trasposizione del famoso romanzetto, diventato cult e rappresentato in varie versioni ad ogni stagione teatrale (l’ultimo parto mi pare sia un musical). Invece no, è la storia di Riccardo. E anche se lui nega, insisto. E’ la sua storia, raccontata con le canzoni, intervallate da piccoli brani di prosa, oggi si direbbe presentazioni. Una storia fatta di speranze, amarezze, slanci, visioni di vita in cinemascope, piene di colore, interessanti. La vita che ho trovato nei suoi copioni. Me ne ha lasciati tanti. Copioni che vorrei anche rappresentare ma, vivendo alla giornata con il Teatro che programmo, non posso permettermi di farlo finchè non arriverà uno straccio di sovvenzione, di sponsorizzazione.
Riccardo l’ho conosciuto, come è stato accennato in altre pagine, al Refettorio, un cabaret che dirigevo e che andava di moda negli anni 70 perché era frequentato dalla cosiddetta intellighenzia milanese merito delle mie collaborazioni con Renzo Cortina, il famoso libraio e gallerista di piazza Cavour, dove ho inventato i cabaret letterari. Era situato in via San Maurilio, in una cantina il cui accesso era all’interno di un cortile. Riccardo Rossi arrivò un giorno con un gruppo chiamato I Monatti e debuttò assieme a due altri gruppi: I Bachi da sera nei quali cantarecitavano Gino e Michele e I Gatti di Vicolo Miracoli, e poi Maurizio Micheli, Graziella Porta, Riccardo Peroni, Gerry Palamara, Maria Brivio, Grazia Maria Raimondi, Mirton Vaiani, autori come Roberto Carusi e non ricordo più chi. I Monatti erano i più popolari, nel senso di più alla mano. Io, dalle mie alture gufesche (quanto si è cretini dopo aver assaggiato il successo) davo consigli, costruivo scalette, impostavo movimenti, bla bla bla. Un giorno, dopo quasi quarant’anni, in un vecchio teatro che ora non gestisco più, arriva il capomonatto. E io, subito, facciamo, impostiamo, rimpatriamo, dammi che leggo, ti rispondo, ciao. Complice un po’ anche Riccardo non s’è fatto niente.
Ma adesso c’è il Piccolo Principe, con tanto di fotografia in copertina. Potrebbe essere un recital per la prossima stagione (2008-2009) al Teatro La Scala della Vita o sul finire di questa, già programmata salvo qualche buco. Era bravo Riccardo? Non lo ricordo. Adesso però lo è. Maturato, soprattutto nei testi, è senz’altro in grado di sostenere con successo un intero spettacolo. Belle canzoni, una buona personalità, un pizzico di goliardia che non guasta, chitarra sempre pronta, basi accattivanti, qualche effetto di luce et voilà: Riccardo Rossi in Il Piccolo Principe. Regia? di Roberto Brivio, naturalmente.